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Sclerosi Multipla: nuova terapia in sperimentazione

Articolo del 7 giugno 2013 preso da www.affaritaliani.it


Si tratta ancora di una sperimentazione clinica di fase I , condotta su un piccolo gruppo di soggetti per verificarne la sicurezza, ma i risultati di una nuova terapia per la sclerosi multipla, illustrata sulle pagine della rivista “Science Translational Medicine” da un gruppo di ricercatori della Northwestern University, sono incoraggianti: la reattività del sistema immunitario nei confronti della mielina risulta ridotta del 50-75 per cento, senza eventi avversi di rilievo e mantenendo la corretta funzionalità immunitaria nei confronti degli agenti patogeni. Secondo il modello più condiviso dalla comunità medico-scientifica, si legge su Scientific American, la sclerosi multipla è una malattia autoimmune, dovuta al fatto che il sistema immunitario attacca e distrugge la mielina, una sostanza che riveste gli assoni dei neuroni nel midollo spinale, nel cervello e nel nervo ottico.

Questo impedisce la corretta trasmissione del segnale nervoso, producendo un'ampia gamma di disturbi neurologici, dalla perdita di sensibilità alle difficoltà di coordinazione dei movimenti, di parola e di deglutizione. L'attuale terapia della sclerosi multipla si basa sull'immunosoppressione, che, pur mitigando l'aggressione allo strato di mielina, inibisce anche le funzioni del sistema immunitario che difendono l'organismo dalle infezioni e dai tumori. Un nuovo tipo di terapia si basa su un approccio differente, che tende a “ritarare” il sistema immunitario rendendolo tollerante alla presenza della mielina.

Il primo passo per arrivare a questo tipo di cura consiste nell'individuare gli antigeni bersaglio, cioè le proteine che scatenano l'immunità autoreattiva. Questi antigeni non sono ancora tutti noti con certezza, ma nella comunità medica c'è un buon accordo nel ritenere che tra di essi vi siano alcune proteine specifiche: la MBP (myelin basic protein),la MOG (myelin oligodendrocyte protein) e la PLP (proteolipid protein). Per rendere il sistema immunitario tollerante alla mielina, i globuli bianchi del paziente vengono filtrati e modificati accoppiandoli con un cocktail di questi antigeni noti della mielina, usando una complessa tecnica sviluppata dai coautori dell'articolo Roland Martin, Mireia Sospedra e Andreas Lutterotti dello University Medical Center di Hamburg-Eppendorf. In seguito, miliardi di queste cellule morte dotate di antigeni della mielina vengono iniettate per via endovenosa e arrivano nella milza, che filtra il sangue, consentendo all'organismo di disfarsi delle cellule invecchiate e morte, normalmente senza attivare la risposta immunitaria.

Nella milza, i globuli bianchi modificati vengono eliminati per fagocitosi: a contatto con cellule "amiche" ma dotate di antigeni della mielina, il sistema immunitario, secondo un meccanismo ancora non del tutto compreso, viene portato a riconoscere la mielina come innocua. Questi incoraggianti risultati preludono al prossimo avvio di un trial di fase II, cioè di una sperimentazione clinica di per verificare l'efficacia della terapia su un numero molto più ampio di pazienti.





It is still a phase I clinical trial, conducted on a small group of subjects to assess the safety, but the results of a new therapy for multiple sclerosis, described in the journal "Science Translational Medicine" by a group of researchers of Northwestern University, are encouraging: the responsiveness of the immune system against the myelin is reduced by 50-75 percent without significant adverse events and maintaining proper immune function against pathogens. According to the model shared by the medical community, we read in Scientific American, multiple sclerosis is an autoimmune disease, due to the fact that the immune system attacks and destroys the myelin, a substance that surrounds the axons of neurons in the spinal cord, in the brain and optic nerve.

This prevents proper transmission of nerve signals, producing a wide range of neurological disorders, loss of sensitivity to the difficulties in the coordination of movement, speech and swallowing. The current treatment of multiple sclerosis is based immunosuppression, which, while mitigating the attack to the myelin sheath, also inhibits the functions of the immune system that defend the body against infections and tumors. A new type of therapy is based on a different approach, which tends to "recalibrate" the immune system, making it tolerant to the presence of myelin.

The first step to get this type of treatment is to identify the target antigens, ie, proteins that trigger the self-immunity. These antigens are not yet known with any certainty, but in the medical community there is a good agreement that among them there are some specific proteins: MBP (myelin basic protein), the MOG (myelin oligodendrocyte protein) and PLP (proteolipid protein). To make the immune system tolerant to myelin, the white blood cells of the patient are filtered and modified combining them with a cocktail of these known antigens of myelin, using a complex technique developed by co-authors of Roland Martin, Mireia Sospedra and Andreas Lutterotti of the University Medical Center Hamburg-Eppendorf. Subsequently, billions of these dead cells with myelin antigens are injected intravenously and arrive in the spleen, which filters the blood, allowing the body to dispose of aged cells and death, normally without activating the immune response.

In the spleen, the white blood cells are removed by phagocytosis modified: cells in contact with "friends" but with myelin antigens, the immune system, according to a mechanism not yet fully understood, is brought to recognize the myelin as harmless. These encouraging results are a prelude to the next start of a Phase II trial, that of a clinical trial to test the efficacy of the therapy on a much larger number of patients.

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