Ce la faranno i nostri eroi??
Articolo preso da http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Salute_e_Ricerca/Il_Punto/info729039299.html
Studi italiani e internazionali rivelano che la Ccsvi è presente nella Sclerosi Multipla (90%). "Brave dreams", studio multicentrico finanziato dalla Regione Emilia-Romagna su 650 malati, punta a stabilirne la correlazione
BOLOGNA - La Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebrospinale) è una patologia definita, riconosciuta e fortemente presente nei malati di Sclerosi multipla (oltre il 90%). Studi italiani e internazionali lo dimostrano. Tra questi uno studio realizzato a Cleveland nel 2011 ha dimostrato che membrane interne e difetti valvolari nelle vene giugulari e in altre sono presenti nel 90% delle persone morte con SM e solo nel 10% dei controlli non SM. Inoltre, trattare i malati Sclerosi multipla con angioplastica venosa dà loro benefici immediati su alcuni sintomi, come cefalea, fatica cronica, controllo vescicale. "Brave dreams", studio multicentrico, randomizzato e controllato in doppio cieco su 650 pazienti punta a verificare la correlazione tra Ccsvi e Sclerosi multipla (ovvero se la prima provoca o è una concausa della seconda) e la sicurezza e l'efficacia dell'angioplastica venosa nella SM, in aggiunta ai trattamenti farmacologici usuali. "Ci sono evidenze scientifiche che dimostrano l'esistenza della Ccsvi e la sua forte presenza nella SM - ha detto Gisella Pandolfo, presidente nazionale Ccsvi nella SM onlus - Ciò non significa che tutto è chiarito ma è necessario proseguire lo studio e favorire le ricerche come ‘Brave dreams' che potrebbero portare a scoperte rivoluzionarie". Lo studio, promosso dall'azienda ospedialiero-universitaria di Ferrara, è finanziato dalla Regione Emilia-Romagna (3.000 euro per ogni paziente), coinvolge 10-12 centri clinici (tra cui Padova e Bologna) e, dopo un lungo iter, dovrebbe partire a breve. "In Italia c'è un clima di chiusura e autoreferenzialità mentre, ad esempio, nel Regno Unito l'Istituto nazionale di Sanità incoraggia ulteriori ricerche in questo campo - continua Pandolfo - Ecco, noi vogliamo, che si prenda atto della ricerca internazionale fin qui compiuta e si vada avanti, avendo presente l'interesse dei malati". Malati che, va ricordato, sono oltre 60 mila in Italia e 2,5 milioni nel mondo, in maggioranza giovani adulti e 2 su 3 sono donne.
La Ccsvi è una patologia scoperta da Paolo Zamboni nel 2008. Nel 2009 l'International union of phlebology (Uip) l'ha inserita tra le malformazioni congenite che si sviluppano tra il terzo e il quinto mese di vita intrauterina. Si tratta di una patologia che colpisce 1,3 milioni di persone nel mondo e una persona ogni 1.000 abitanti in Italia. Tra gli studi che ne hanno rivelato la presenza nei malati di SM c'è una meta-analisi della Società internazionale malattie neurovascolari (Isnvd) che mediante flebografia con catetere (il "golden standard" per le diagnosi delle patologie vascolari) dimostra al di là di ogni dubbio la presenza di Ccsvi in pazienti con SM, riscontrando un'altissima correlazione (oltre il 90%) in pazienti non preselezionati con Eco-color-doppler (Ecd) e confermando la diagnosi in pazienti preselezionati con Ecd. "Uno studio che - spiega Giampiero Avruscio, direttore di medicina specialistica e responsabile del servizio e day hospital di angiologia dell'Ospedale Sant'Antonio di Padova - conferma la correttezza dei criteri standardizzati da Zamboni quando l'indagine non invasiva è eseguita da mani esperte".
Un altro studio, in via di pubblicazione su "International Angiology" realizzato da Pietro Bavèra, responsabile del servizio di angiologia e chirurgia vascolare della Fondazione Don Gnocchi di Milano, ha preso in esame con Ecd nell'arco di un anno 823 pazienti SM e 60 persone sane. Ne è risultata la presenza di Ccsvi in oltre il 90% dei malati di SM e solo nel 5% dei pazienti sani. "Su 823 pazienti 127 erano controlli a seguito di interventi correttivi di angioplastica per malformazioni vascolari - afferma Bavèra - Il database di informazioni raccolte è molto interessante: molti sintomi che i pazienti lamentavano erano migliorati". Ad esempio, nel 96% era migliorata l'autonomia motoria e nel 77% dei casi era diminuita la cefalea. "Ciò significa che non tutte le disabilità dei malati di SM sono legate alle placche, ma alcune dipendono dal sistema emodinamico - chiarisce Pierfrancesco Veroux, direttore dell'unità operativa di Chirurgia vascolare del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania - Trattare questi pazienti con angioplastica significa quindi migliorare, anche se per periodi brevi, la qualità della loro vita perché migliora il sonno, la parola o diminuiscono cefalee e fatica fisica: la SM non scompare, ma almeno rallenta". (lp)
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Studi italiani e internazionali rivelano che la Ccsvi è presente nella Sclerosi Multipla (90%). "Brave dreams", studio multicentrico finanziato dalla Regione Emilia-Romagna su 650 malati, punta a stabilirne la correlazione
BOLOGNA - La Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebrospinale) è una patologia definita, riconosciuta e fortemente presente nei malati di Sclerosi multipla (oltre il 90%). Studi italiani e internazionali lo dimostrano. Tra questi uno studio realizzato a Cleveland nel 2011 ha dimostrato che membrane interne e difetti valvolari nelle vene giugulari e in altre sono presenti nel 90% delle persone morte con SM e solo nel 10% dei controlli non SM. Inoltre, trattare i malati Sclerosi multipla con angioplastica venosa dà loro benefici immediati su alcuni sintomi, come cefalea, fatica cronica, controllo vescicale. "Brave dreams", studio multicentrico, randomizzato e controllato in doppio cieco su 650 pazienti punta a verificare la correlazione tra Ccsvi e Sclerosi multipla (ovvero se la prima provoca o è una concausa della seconda) e la sicurezza e l'efficacia dell'angioplastica venosa nella SM, in aggiunta ai trattamenti farmacologici usuali. "Ci sono evidenze scientifiche che dimostrano l'esistenza della Ccsvi e la sua forte presenza nella SM - ha detto Gisella Pandolfo, presidente nazionale Ccsvi nella SM onlus - Ciò non significa che tutto è chiarito ma è necessario proseguire lo studio e favorire le ricerche come ‘Brave dreams' che potrebbero portare a scoperte rivoluzionarie". Lo studio, promosso dall'azienda ospedialiero-universitaria di Ferrara, è finanziato dalla Regione Emilia-Romagna (3.000 euro per ogni paziente), coinvolge 10-12 centri clinici (tra cui Padova e Bologna) e, dopo un lungo iter, dovrebbe partire a breve. "In Italia c'è un clima di chiusura e autoreferenzialità mentre, ad esempio, nel Regno Unito l'Istituto nazionale di Sanità incoraggia ulteriori ricerche in questo campo - continua Pandolfo - Ecco, noi vogliamo, che si prenda atto della ricerca internazionale fin qui compiuta e si vada avanti, avendo presente l'interesse dei malati". Malati che, va ricordato, sono oltre 60 mila in Italia e 2,5 milioni nel mondo, in maggioranza giovani adulti e 2 su 3 sono donne.
La Ccsvi è una patologia scoperta da Paolo Zamboni nel 2008. Nel 2009 l'International union of phlebology (Uip) l'ha inserita tra le malformazioni congenite che si sviluppano tra il terzo e il quinto mese di vita intrauterina. Si tratta di una patologia che colpisce 1,3 milioni di persone nel mondo e una persona ogni 1.000 abitanti in Italia. Tra gli studi che ne hanno rivelato la presenza nei malati di SM c'è una meta-analisi della Società internazionale malattie neurovascolari (Isnvd) che mediante flebografia con catetere (il "golden standard" per le diagnosi delle patologie vascolari) dimostra al di là di ogni dubbio la presenza di Ccsvi in pazienti con SM, riscontrando un'altissima correlazione (oltre il 90%) in pazienti non preselezionati con Eco-color-doppler (Ecd) e confermando la diagnosi in pazienti preselezionati con Ecd. "Uno studio che - spiega Giampiero Avruscio, direttore di medicina specialistica e responsabile del servizio e day hospital di angiologia dell'Ospedale Sant'Antonio di Padova - conferma la correttezza dei criteri standardizzati da Zamboni quando l'indagine non invasiva è eseguita da mani esperte".
Un altro studio, in via di pubblicazione su "International Angiology" realizzato da Pietro Bavèra, responsabile del servizio di angiologia e chirurgia vascolare della Fondazione Don Gnocchi di Milano, ha preso in esame con Ecd nell'arco di un anno 823 pazienti SM e 60 persone sane. Ne è risultata la presenza di Ccsvi in oltre il 90% dei malati di SM e solo nel 5% dei pazienti sani. "Su 823 pazienti 127 erano controlli a seguito di interventi correttivi di angioplastica per malformazioni vascolari - afferma Bavèra - Il database di informazioni raccolte è molto interessante: molti sintomi che i pazienti lamentavano erano migliorati". Ad esempio, nel 96% era migliorata l'autonomia motoria e nel 77% dei casi era diminuita la cefalea. "Ciò significa che non tutte le disabilità dei malati di SM sono legate alle placche, ma alcune dipendono dal sistema emodinamico - chiarisce Pierfrancesco Veroux, direttore dell'unità operativa di Chirurgia vascolare del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania - Trattare questi pazienti con angioplastica significa quindi migliorare, anche se per periodi brevi, la qualità della loro vita perché migliora il sonno, la parola o diminuiscono cefalee e fatica fisica: la SM non scompare, ma almeno rallenta". (lp)
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