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Marijuana, la svolta della Svizzera: “Sì a progetto pilota per Cannabis social club”

Articolo del 6 aprile 2015 preso da www.ilfattoquotidiano.it



“Basta sprecare soldi nella lotta alla droga”. L’appello arriva da Olivier Gueniat, tutt’altro che un bizzarro antiproibizionista, unosbirro. È il capo della polizia di Neuchatel, capitale dell’omonimo cantone della Svizzera francese, “cittadina da 35mila anime dove si fumano 3000 canne al giorno”. Sarà anche per questo che il governo federale ha deciso di inviarlo in Uruguay a studiare lamarijuana di stato dell’ex presidente Pepe Mujica e in Sudamerica ha trovato le conferme che cercava: si può fare anche a nord delle Alpi, a patto però di un ferreo controllo statale dalla produzione al consumo, “un modello lontano anni luce da quello del Coloradoche ha trasformato il mercato nero in grigio”. Così saràMontevideo e non Denver a ispirare Ginevra e il suo progetto diapertura sperimentale dei cannabis social club atteso entro il 2015.

Gueniat insegna criminologia all’Università di Losanna, sulla sponda opposta del lago Leman, e dati alla mano snocciola le cifre di un fallimento: “Ogni anno 17mila poliziotti denunciano 98mila consumatori e presunti spacciatori. Spendiamo mezzo miliardo di franchi, sfiliamo a ogni cittadino 70 euro che potrebbero essere investiti altrove, come nella prevenzione”. Ma problema sono i risultati: “L’offerta di stupefacente è così estesa da non essere intaccata dalla nostra attività di polizia e la domanda di droga non accenna a diminuire”.

Tanto basta per provare a invertire la rotta, ma in sordina perché, anche se sono passati dieci anni, il ricordo della disastrosaesperienza del Ticino e dei suoi deodoranti speciali per cassetti è ancora vivo nella mente di poliziotti e investigatori. “Grazie a un trucco, per circa sei anni, il cantone italiano si è trasformato in unapiccola Giamaica a 50 chilometri da Milano a disposizione di narcotrafficanti e ragazzini sballati”, ricorda Gueniat.

Al netto di qualche scivolone va precisato che la Svizzera, al contrario dell‘Italia, ha sempre svolto un ruolo da pioniere in materia di politiche sulla droga. Nel 1986, è stato il primo paese a inaugurare spazi speciali per i tossicodipendenti, le cosiddette “stanze del buco”, e nel 1994 ha introdotto la prescrizione medica di eroina. Anche le pene per i consumatori di cannabis sono lievi: 100 franchi, la stessa ammenda di chi viene sorpreso viaggiare sui mezzi pubblici senza biglietto.

Oltre a essere dirigente di polizia e docente, Gueniat siede nellaCommissione globale per le politiche sulle droghe, quella che, se andrà a buon fine l’esperimento di Ginevra, proverà a formulare una legge federale che riunirà i 26 cantoni. Insieme a lui c’è RuthDreifuss, anziana leader socialista più volte ministro ed ex presidente della Repubblica. In passato è stata una delle principali ispiratrici delle rivoluzionarie politiche sulle droghe al punto di guadagnarsi il nomignolo di “spacciatrice della nazione”. Ma lei tira dritto e lascia che siano i fatti a parlare: “Grazie alla riduzione del danno abbiamo debellato le piaghe di eroina e Aids fin dagli anni ’90. Ora è tempo di aggredire il commercio illegale e di far sì che chi decide di fumare erba possa farlo in sicurezza”. Come? “Con la coerenza. Regolamentando la sostanza come è stato fatto per alcool e tabacco. È molto più efficace incoraggiare la gente aosservare delle regole piuttosto che imporre un divieto al quale di certo si trasgredirà”.

Dopo che nel 2004 il sostituto procuratore di Bellinzona AntonioPerugini bruciò l’ultima piantagione di marijuana sulle Alpi, agli svizzeri non rimase altro che dedicarsi alla coltura indoor. Ma a differenza delle piccole grow room olandesi, la coltivazione assunse subito dimensioni industriali con enormi piantagioninascoste in hangar e capannoni. “Io una volta ne ho scoperta una da 30mila piante”, ricorda il comandante Gueniat che spiega: “Ogni anno vengono prodotte 130 tonnellate di cannabis per un mercato che vale quasi un miliardo di euro gestito da clan criminali italiani, spagnoli ed est europei”.

Così, se l’offerta è incontrollabile, tanto vale provare a lavorare sulla domanda rendendo la marijuana cantonale più conveniente e sicura di quella del mercato nero. Con molte regole: vendita solo ai residenti maggiorenni dopo essersi iscritti a un apposito registro “per disincentivare il turismo dello sballo come in Olanda”. Ma soprattutto ferrei controlli sulla qualità: dal seme allo spinello, perché, secondo uno studio dell’Università di Berna, la canapa indoor svizzera è piena di sostanze pericolose come pesticidi ederbicidi. “Come possiamo permettere che più di 500mila consumatori si intossichino quotidianamente con prodotti vietati nel riso o nel mais?”. Gli fa eco Madame Dreifuss: “Vogliamo provare a portare avanti un metodo equidistante sia dalproibizionismo che da un sistema completamente liberalizzato, dove le risorse che prima si spendevano in repressione vengano destinate a campagne di sensibilizzazione, prevenzione e recupero”.

Come in Uruguay, appunto, paese in cui in poco più di un anno “le tossicodipendenze sono diminuite, il business delle narcomafie è stato intaccato la protezione sanitaria per i consumatori è superiore agli standard previsti dalla Convenzione Onu sulle droghe”.

Una bella sfida che forse solo la piccola, laica e pragmatica Svizzera può permettersi di affrontare. Nel frattempo però, a migliaia di chilometri di distanza, il nuovo presidente uruguagio Tabaré Vázquez ha già iniziato a prendere le distanze dalla politica sulle droghe del suo predecessore.


di Lorenzo Galeazzi e Alessandro Madron


"Stop wasting money on drugs." The appeal comes from Olivier Gueniat, anything but a bizarre anti-prohibitionist, unosbirro. It is the police chief of Neuchatel, capital of the canton of Switzerland French, "town of 35 thousand souls where you smoke 3,000 barrels a day." It will also why the federal government has decided to send it in Uruguay studying lamarijuana status of former President Pepe Mujica and South America has found confirmations trying: you can do even north of the Alps, but on condition of a strict state control from production to consumption, "a model light years away from that of Coloradoche has turned gray in the black market." So saràMontevideo and Denver to Geneva and inspire his project diapertura experimental cannabis social clubs expected by 2015.
Gueniat teaches criminology at the University of Lausanne, on the opposite shore of Lake Leman, and data in hand rattles off the digits of a failure: "Every year, 17 thousand 98 thousand policemen denounce alleged drug dealers and consumers. We spend half a billion francs, marched to every citizen 70 euro that could be invested elsewhere, such as in prevention. " But the problem are the results: "The selection of amazing is so extensive as to be affected by our police activities and the demand for drugs continues unabated."
That is enough to try to reverse course, but muted because even though ten years have passed, the memory of disastrosaesperienza of Ticino and its deodorants special drawer is still alive in the minds of police officers and investigators. "Thanks to a trick, for about six years, the Italian canton became unapiccola Jamaica 50 kilometers from Milan available to drug traffickers and busted kids," recalls Gueniat.
Excluding some slip should be noted that Switzerland, unlike Italy, has always played a pioneering role in the field of drug policies. In 1986, it was the first country to inaugurate special spaces for addicts, the so-called "rooms of the hole," and in 1994 introduced the medical prescription of heroin. Even the penalties for cannabis users are mild: 100 francs, the same fine for anyone caught traveling on public transport without a ticket.
In addition to being senior police officer and teacher, sits Gueniat nellaCommissione global drug policies, one that, if the experiment proves successful Geneva, will try to formulate a federal law that will bring together the 26 cantons. With him there RuthDreifuss, old socialist leader several times minister and former president of the Republic. In the past has been a major inspiration of revolutionary drug policies at the point of earning the nickname of "drug dealer in the nation." But she pulls straight and let let the facts speak: "Thanks to the reduction of the damage we have eradicated the wounds of heroin and AIDS since the '90s. Now it is time to attack the illegal trade and to ensure that those who decide to smoke pot can do it safely. " How? "With consistency. Regulating the substance as was done for alcohol and tobacco. It's much more effective to encourage people aosservare rules rather than impose a ban which certainly you shall break. "
After that in 2004 the deputy prosecutor of Bellinzona AntonioPerugini burned the last plantation of marijuana in the Alps, the Swiss had no alternative but to devote himself to indoor cultivation. But unlike the small grow room Dutch, cultivation immediately assumed industrial dimensions with huge piantagioninascoste in hangars and sheds. "I once I discovered from a 30 thousand plants," recalls the commander Gueniat who explains: "Every year we produced 130 tons of cannabis for a market worth almost one billion euro run by criminal clans Italian, Spanish and Eastern Europe" .
So, if the offer is uncontrollable, as well try to work on the question making marijuana cantonal more convenient and secure than the black market. With many rules: sale only to residents and older having enrolled in a special register "to discourage tourism getting high as in the Netherlands." But especially stringent controls on quality: from the seed to the joint, because, according to a study from the University of Bern, the Swiss hemp indoor is full of dangerous substances such as pesticides ederbicidi. "How can we allow more than 500 thousand consumers intossichino daily with products not in rice or corn?". This is echoed by Madame Dreifuss: "We want to try to bring forward a method equidistant dalproibizionismo that a fully liberalized, where the resources before you spent in repression are intended for awareness campaigns, prevention and recovery."
As in Uruguay, in fact, a country where in little more than a year "addiction decreased, the business of drug mafias was dented the health protection for consumers exceeds the standards set by the UN Convention on drugs."
A challenge that perhaps only the small, secular and pragmatic Switzerland can afford to deal with. But in the meantime, thousands of miles away, the new Uruguayan President Tabaré Vázquez has already begun to distance themselves from the drug policy of his predecessor.

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