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Salute: i rapporti tra medici e case farmaceutiche. Ecco perché i medici non dovrebbero accettare denaro da parte dell’industria farmaceutica

Articolo dell'11 giugno 2014 preso da mediterranews.org

E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Neurology Clinical Practicedell’American Academy of Neurology un interessante articolo intitolato “I rapporti tra medici e case farmaceutiche. Ecco perché i medici non dovrebbero accettare denaro da parte dell’industria farmaceutica“.

Secondo il Prof. Carl Elliott, docente del Centro di Bioetica dell’Università del Minnesota, se abbiamo imparato qualcosa in un decennio pieno di litigi, è che l’industria farmaceutica paga la stragrande maggioranza dei medici per una semplice ragione: per commercializzare i loro farmaci. E perché avremmo dovuto pensare il contrario? Le case farmaceutiche non sono organizzazioni di beneficenza. Esse non sono imprese di formazione, o di filantropia, o di assistenza ai poveri, o anche, cerchiamo di essere onesti, di cura della salute. La loro attività è quello di produrre e vendere farmaci. Diversamente dalla maggior parte di qualsiasi altra impresa, tuttavia, le case farmaceutiche devono passare attraverso un intermediario per vendere i loro prodotti. Questo pone i medici in una posizione di singolare monopolio. Stanno in piedi tra le compagnie e dei pazienti vulnerabili, a volte disperati, che quelle compagnie chiamano “clienti”.

Fonte: http://cp.neurology.org/content/4/2/164.extract

COMMENTO:

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If we have learned anything from a decade's worth of litigation, it is that the pharmaceutical industry pays the vast majority of physicians for one reason: to market their drugs. And why would we have ever thought otherwise? Pharma companies are not charitable organizations. They are not in the business of education, or philanthropy, or poverty relief, or even—let's be honest—health care. Their business is to manufacture and sell drugs. Unlike most any other businesses, however, pharmaceutical companies must go through an intermediary in order to sell their product. This places physicians in a position of singular trust. They stand between corporations and the vulnerable, sometimes desperate patients that those corporations call “customers.”


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