Passa ai contenuti principali

Cellule staminali e rimielinizzazione nella SM - Speranze e buone intenzioni, ma anche incertezze

Articolo del 7 marzo 2014

di Achille Daga



Antonio Uccelli, neurologo e ricercatore presso l'Unità di Neuroimmunologia, Dipartimento di Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica, Università di Genova



Cosa potranno davvero fare le staminali



Nel 2015 i risultati di uno studio internazionale in cui sperano i malati gravi. La speranza: rigenerare la guaina mielinica



MILANO - Trovare il modo per raggiungere il tessuto danneggiato (in questo caso la guaina mielinica) e rigenerarlo. È il traguardo che i malati di sclerosi multipla sognano si raggiunga, specie quelli in fase avanzata. E le cellule staminali "tuttofare" sembravano poter esaudire questo desiderio. «Ma quello che si è visto è diverso» chiarisce Antonio Uccelli, responsabile del Centro sclerosi multipla di Genova, il cui gruppo, già nel 2000, ha iniziato a studiare cellule staminali adulte mesenchimali (isolate da midollo osseo) per trattare, come "modello" delle malattie neurologiche in generale, proprio la sclerosi multipla.

In che cosa è diverso? «Alcuni anni fa era stato dimostrato che le staminali mesenchimali, cellule potenzialmente in grado di trasformarsi in neuroni, possono bloccare la proliferazione dei linfociti T. Il nostro obiettivo era perciò quello di fermare i linfociti coinvolti nel danno alla guaina mielinica, fermando così il processo infiammatorio, ma anche provare a riparare il tessuto danneggiato. Col tempo, però, si è capito che le staminali mesenchimali sono, sì, in grado di bloccare l'infiammazione, ma possono proteggere i tessuti solo prima che siano danneggiati irrimediabilmente. In altre parole, le staminali non sono in grado di ricreare le cellule morte. D'altronde, se ne fossero capaci, non avremmo solo vinto la sclerosi multipla, ma l'infarto, l'Alzheimer. Ora è in corso uno studio internazionale su 160 pazienti, iniziato nel 2012, che coinvolge ricercatori clinici di dieci Paesi».

Non è uno scopo di "minima" frenare l'infiammazione? Lo fanno già i farmaci. «Cominciamo a fare il primo passo, ma speriamo anche di osservare qualche segno di riparazione dei tessuti nervosi. Se così fosse, con numeri di pazienti - e finanziamenti - ben diversi, si potrà fare uno studio più ampio per verificare se, come abbiamo già visto sull'animale, le staminali adulte sono capaci di fare "riparazioni". Attenzione: questo non significa che le staminali siano in grado di "trasformarsi" in neuroni, pensiamo però possano rilasciare sostanze capaci di "risvegliare" le staminali endogene, presenti in tutti i tessuti incluso il cervello, inducendole a produrre nuova mielina e riparare in parte il danno, prima che sia irreversibile».

Quando si concluderà lo studio? «Nel 2015 contiamo di pubblicare i risultati. Se avremo successo, il nostro paziente ideale sarà una persona con lesioni attive che non risponde alle terapie disponibili, ma in cui ancora ci siano tessuti da proteggere, insomma con una patologia grave ma non con disabilità non troppo avanzata».

Esistono altre staminali adulte utilizzabili per la SM? «Sì, le staminali neurali, che si isolano dal cervello, e le ematopoietiche che formano le cellule del sangue, che si isolano dal midollo osseo. Le neurali sono probabilmente quelle che potrebbero avere la maggiore capacità di riparare i tessuti nervosi. Purtroppo le difficoltà di isolamento ed espansione hanno rallentato il trasferimento all’uomo dei bei risultati ottenuti nell’animale».

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche si fa per la SM? «Sì, questo tipo di trapianto consiste in un'intensa immunosoppressione, a base di chemioterapici, capace di eliminare tutte le cellule del sangue comprese quelle "cattive" che aggrediscono la mielina. Le staminali ematopoietiche servono per ricostituire un sistema immunitario nuovo senza cellule auto-aggressive».

Questo intervento, fatto precocemente, potrebbe eliminare le cellule che causano il danno nella SM? «In teoria sì, ma questo trattamento, probabilmente il più efficace tra quelli disponibili, è rischioso: può risultare letale nel 1-3% dei casi ed è indicato solo per le forme particolarmente aggressive di sclerosi multipla che non rispondono alle terapie».



FONTE:

http://liberidiscegliere.blog.tiscali.it/2013/02/03/?doing_wp_cron





Neurologo Gianvito Martino, Dipartimento di Neurologia e Neurofisiologia, Istituto Scientifico

San Raffaele, Milano



E le terapie con cellule staminali a che punto sono?



«Dieci anni fa eravamo nella preistoria, con le staminali. Allora abbiamo detto che ci sarebbero voluti dieci anni per arrivare a risultati, ed effettivamente l’anno scorso e quest’anno sono iniziate le prime sperimentazioni serie e rilevanti con le mesenchimali in Inghilterra, Israele, Libano e Iran. Anche in Italia Antonio Uccelli, coordinatore internazionale dello studio FISM di terapie per l’uomo, ha già richiesto al Ministero l’autorizzazione a iniziare e siamo al via. Anche le terapie con cellule staminali neurali è possibile che arrivino nei prossimi anni: le staminali neurali sono molto più complicate da tradurre in farmaco, proprio dal non semplice punto di vista della produzione di queste cellule. Ma stanno arrivando anche loro, nei prossimi anni. Le ematopoietiche già si usano soprattutto nelle forme più maligne e aggressive, quindi sbaglia chi dice che le cellule staminali nella sclerosi multipla non arrivano mai. Sono già arrivate, hanno dato risultati importanti, arriveranno sempre di più. Non saranno la soluzione definitiva per la cura della malattia, ma saranno una possibilità da consigliare ai pazienti per il trattamento. COME LA SCIENZA VUOLE QUESTE TERAPIE PRIMA DI ESSERE APPROVATE O CONSIGLIATE DEVONO ESSERE TESTATE.

Sono test lunghi e complicati ma necessari, perché usare indiscriminatamente queste cellule vorrebbe dire mettere a rischio la vita dei pazienti e non garantire quei benefici che invece ogni terapia deve garantire».



FONTE:

http://www.aism.it/index.aspx?codpage=ectrims2011_intervista4



VIDEO:

http://www.youtube.com/watch?v=XE0xZeO3XSw&feature=youtu.be



PER APPROFONDIMENTI CONSULTARE IL SEGUENTE LINK .....

http://allegati.aism.it/manager/trackdoc.asp?file=/manager/UploadFile/2/20130522_337_msfocus.pdf&open=1




Fonte: https://www.facebook.com/notes/achille-daga/cellule-staminali-e-rimielinizzazione-nella-sm-speranze-e-buone-intenzioni-ma-an/503438146431781

Commenti

Post popolari in questo blog

Sclerosi multipla: registro dei farmaci neurologici sottoposti a monitoraggio

Linee Guida 2012 Tysabri clicca qui per scaricare(PDF)Modifiche Gilenya 4 giugno 2012 su Gilenya clicca qui per scaricare(PDF)Nuovi controlli sulla scheda di Eleggibilità/Diagnosi (30 aprile 2012) su Gilenya clicca qui per scaricare(DOC)nota informativa importante del 30 aprile 2012 su Gilenya comunicato stampa Ema Gilenya 30 aprile(PDF)comunicato stampa 23 aprile 2012 comunicato stampa Ema Gilenya(PDF)Avviso modifica scheda Diagnosi Gilenya (fingolimod) del 16/03/2012 Scarica messaggio circolareNota Informativa Importante su Gilenya (fingolimod) del 30/01/2012 Scarica la notaComunicato Stampa EMA su Gilenya (fingolimod) del 20/01/2012 - Faq Comunicato Stampa EMA su Gilenya (fingolimod)Comunicato Stampa EMA su Gilenya (fingolimod) del 20/01/2012 - Sicurezza Comunicato Stampa EMA su Gilenya (fingolimod)Comunicazione AIFA del 16/01/2012 sulle schede Gilenya Comunicato schede Gilenya 2Comunicazione AIFA del 07/12/2011 sulle schede Gilenya Comunicato schede GilenyaInformazioni …

Rebif: reazioni avverse

I pazienti devono essere informati sulle più frequenti reazioni avverse associate alla somministrazione di interferone beta, inclusi i sintomi della sindrome si mil-influenzale (vedere paragrafo 4.8). Questi sintomi sono più evidenti all’inizio della terapia e diminuiscono in frequenza e gravità con il proseguire del trattamento.

Rebif deve essere somministrato con cautela ai pazienti con disturbi depressivi pregressi o in corso ed in particolare a quelli con precedenti ideazioni suicide (vedere paragrafo 4.3). È noto che depressione e ideazioni suicide sono presenti con maggior frequenza nella popolazione dei malati di sclerosi multipla ed in associazione con l’uso dell’interferone. I pazienti in trattamento con Rebif devono essere avvisati di riferire immediatamente al loro medico l’eventuale comparsa di sintomi depressivi o ideazioni suicide. I pazienti affetti da depressione devono essere tenuti sotto stretto controllo medico durante la terapia con Rebif e trattati in modo appropr…

Zamboni, nuove conferme

Notizia del 6 luglio 2012:

Bologna - Un messaggio di «verità e di equilibro» sullo stato degli studi intorno alla correlazione tra sclerosi multipla e Ccsvi, l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale, patologia scoperta da Paolo Zamboni, che da svariati anni crea dibattito all’interno della comunità scientifica.
Mentre è a un passo dal partire “Brave dreams”, studio multicentrico finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, guidato dallo stesso Zamboni, la Onlus “Ccsvi nella sclerosi multipla” ha organizzato al Cnr di Bologna un incontro per fare il punto sugli ultimi risultati.«Studi realizzati in tutto il mondo - ha detto la presidente della Onlus, Gisella Pandolfo - non collegati tra di loro, evidenziano una stretta correlazione tra Ccsvi e Sclerosi multipla».
Accanto alla presidente (assente la sua omologa onoraria, Nicoletta Mantovani), tre medici, Giampiero Avruscio, direttore medicina specialistica all’ospedale S.Antonio di Padova; Pietro Maria Bavera, responsabile servizio angio…